Nota biografica | Versione lettura |
al centro sei tu ferita rossa al bosco
micidiale polo di vita e guerra
e ti richiamano due occhi d’oro che
incantati ti riempiono di globuli di sé
che tu accogli e reinventi uccidendo
per poi uno solo – uno solo per volta –
ricondurre alla vita
ricordava campi di piccoli fiori
lottare circondare circondati
in campi di nero su nero
introvabili imprendibili
notti perse per sé e terrori
e poi al centro ritrovare sempre questa sua ferita
come un cuore spaccato
chandelle verte chandelle rose – rosa
carnosa corrosa dissipata al dio della morte
petit-mort rosa precaria e incostante –
inventa un’ironica piccola luce
su tutte le pretese e
certezze tue protese
glande glande glande
ripeteva a bocca e mani piene
balia maria occhioni blu in balìa
e bella Mina alla radio cantava
grande grande grande
che di là il bambino beando
di letti ignaro e di tutto ripeteva
glande glande glande
guarda il trionfo del tuo accesso
col suo occhio incantato
il tubero forato candela rosa
che dalla terra esplode
e lo sfiora proteso e
lo colora di vitattesa
che s’incorona accesa
ricordava campi di piccoli fiori
lottare circondare circondati
in campi di nero su nero
irriducibile selvaggia suc/cosa prorompere
a elle liquido
inaffidabile amore offrì
piccoli campi di piccoli fiori
mille piccoli mari in cerca d’eros
dentro la sua effe ricciata fonte
di labirinti e infinito miele
di giocosi angeli
e cose
per poi dirle addio mille e mille volte
nel suo labirinto di minossi e
arianne d’ali brulicanti e di scorpioni
di fiori infetti e infibulati inutil
mente ascesi e senza uscita
ricordava campi di piccoli fiori
lottare circondare circondati
in campi di nero su nero
e da tutti quei campi di piccoli fiori
su alzò minus Minos così ricco
di potenza impotente
che stette a lungo arcigno e muto
fino al ridicolo fino a che lei disse
eccomi sono qui sono qui
senza il tuo grande fiore viola
e i suoi mille globuli d’oro
la mia effe rossa non vola
non rinasce e non muore e
senza gli spasmi del tuo
tubero forato rimane lingua
finita perduta ridammi
la bianca tua essenza
dell’anima che vola
ricordava campi di piccoli fiori
lottare circondare circondati
in campi di nero su nero
e così nacque Musa infine d’aperta effe
che prese tutti quei campi di piccoli fiori
e ne fece di sé parti ne fece
mille orgasmi di morte e di vita
riunita rinata aperta porta
all’incontro di sé
nel centro reinventato di questa sua ferita
esatta come un cuore spaccato